domenica 2 febbraio 2014

Si è rotto l'uovo di (Mastra)Pasqua

La vicenda di Antonio Mastrapasqua, il plurincaricato ormai ex-presidente dell'INPS, ha lasciato sgomenti milioni di italiani, ed è persino ozioso continuare a chiedersi come sia possibile (il caso non è isolato) che un tal signore abbia collezionato nel corso degli anni (pare che anche la moglie e il fratello non siano da meno) così tanti incarichi. Vi è però un ulteriore spunto di riflessione che questa storia tipicamente italiana suggerisce.
Sul Sole 24 ore di oggi, 2 febbraio 2014, si legge (p. 3):
"Come riportato ieri da Libero, la laurea conseguita nel 1984 da Mastrapasqua è stata ritenuta falsa dalla giustizia e annullata. Mastrapasqua è stato condannato a 10 mesi per avere falsificato alcuni esami. Ha poi sostenuto di nuovo gli esami e si è laureato".
In un Paese normale, un falsificatore di esami non dovrebbe essere assunto neanche come part-time in un ipermercato.
Nel nostro, invece, dove tanti onesti giovani laureati, dotati anche di master e dottorato di ricerca, lavorano nei call center o la domenica pomeriggio all'Ipercoop, il (bis)dottor Mastrapasqua è riuscito a scalare le vette più alte del cursus honorum.

lunedì 5 agosto 2013

Recensere et non abscondere. Quando il Sole (24ore) non brilla


Posto sul mio blog questa lettera inviata al “Fermoposta” del Sole24ore lo scorso 25 luglio e indirizzata a Claudio Franzoni, l’autore della recensione del libro Tre figure. Achille, Meleagro e Cristo, a cura di M. L. Catoni (Milano, Feltrinelli, 2013). Una recensione che, assieme all’articolo di spalla di Alessandro Schiesaro, ricopriva quasi l’intera prima pagina del supplemento culturale del Sole24ore. La lettera non ha avuto (sinora) alcuna risposta.



Caro Franzoni,
leggo da svariati anni “Il Domenicale” e anche lo scorso 21 luglio non mi sono sottratto al piacevole rito dell’acquisto mattutino e della lettura. Sono rimasto subito colpito dal titolo della prima pagina, «Gesù morì come Meleagro», che introduceva la sua recensione del libro Tre figure. Achille, Meleagro e Cristo (Milano, Feltrinelli, 2013), curato da M. L. Catoni e con saggi della stessa curatrice del volume, di L. Giuliani, S. Settis e C. Ginzburg. Si tratta di un tema, quello del survival dei temi mitologici nell’arte cristiana e bizantina, che è stato, come lei ben sa, esplorato magistralmente da Kurt Weitzmann, basti solo citare un titolo come “The Survival of Mythological Representations in Early Christian and Byzantine Art and their Impact on Christian Iconography”, DOP 14 (1960) 43–68. Come altre volte mi è capitato, la recensione mi ha spinto a comprare subito il libro, che è corredato anche da belle illustrazioni. Ho dovuto però constatare che tutti i saggi, tranne quello di C. Ginzburg (“Le forbici di Warburg”), erano stati precedentemente editi (quello di C. Giuliani era stato pubblicato originariamente in tedesco già nel 1989). D’accordo che repetita iuvant – tranne rari casi, un testo riedito, spesso con aggiunte e modifiche, non è mai lo stesso testo –, ma della genesi editoriale di queste Tre figure non vi è alcuna traccia nella sua recensione.

giovedì 18 aprile 2013

Attenti al lupo (marsicano)

Il grande Lucio Dalla (quanto ci manca) già nel '90 cantava "Attenti al lupo", una splendida filastrocca che lasciava spazio alla libera interpretazione.
A distanza di più di vent'anni, quella canzone ha l'aria quasi di una profezia.

domenica 14 aprile 2013

I 5(Pan di)Stelle, Dudù e il guru

Fino a qualche anno fa, per me le stelle erano quelle del cielo (anche se non sapevo quante), dei congelatori (dal numero variabile), degli hotel (variabili anch’esse, tasca permettendo) e dei biscotti del Mulino Bianco (provate a contarle voi). Poi vennero i 5 Stelle e la fattoria del Mulino Bianco, con tutta la sua improbabile famiglia al desco, si è trasferita, ahimè, nel web quirinario. Eugenio Scalfari, cui la penna, le idee e la mitologia non mancano, ha concentrato la sua attenzione sul guru del movimento, Gianroberto Casaleggio, cui ha dedicato due perle di vetro soffiato sull’Espresso, «E Casaleggio distrugge l’Universo»
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/perche-gaia-mi-fa-paura/2203626/18
nella seconda della quale si cita nientepopodimeno che la Teogonia di Esiodo.
All’inquietante scenario presagito da Scalfari, terrorizzato dal videogame di Casaleggio, il guru del movimento ha replicato sul blog di Grillo con «Scalfari e il segreto dell’Universo» http://www.beppegrillo.it/2013/03/scalfari_e_il_segreto_delluniverso.html
non mancando di allegare la foto del suo iPhone 3G a testimoniare (excusatio non petita accusatio manifesta) l’archeologia della sua comunicazione.
Questa mattina, al bar dove ho comprato dei cornetti (in mancanza dei Pan di Stelle), i miei occhi sono andati a finire sul giornale locale che dava risalto, come altri, all’evento di Bari.
Sulla prima pagina, in basso, si parlava di Dudù, il barboncino di Francesca Pascale, la fidanzata di Berlusconi, anch’esso naturalmente presente alla manifestazione del PDL. Il folto pelo di questo delizioso animale non può certo non evocare, per analogia, i nostri due predicatori schnauzer, il fondatore del movimento  5(pan di)Stelle e il suo profeta. Ancora più inquietante è però la notizia secondo la quale la Pascale si sarebbe affidata a un guru per curare la sua immagine. Escluso che sia David Axelrod, quello di Obama che ha fatto un flop con Monti, rimane il sospetto che possa trattarsi proprio di Casaleggio.

domenica 11 settembre 2011

Chi ha orecchi per intendere intenda, ma l’Italia non ha più orecchio

La lettera aperta al Presidente della Repubblica che Quirino Principe, uno dei nostri più raffinati critici musicali, ha pubblicato oggi sulla prima pagina del Domenicale del Sole24ore, www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-09-11/questitalia-orecchio-081427.shtml?uuid=Aa0QfS3D,
suona come un presago grido d’allarme sulle sorti, non più magnifiche e progressive, della musica “forte” in Italia. Quando la platea attempata che frequenta abitualmente i teatri e le sale da concerto in Italia passerà a miglior (si spera) vita, scomparirà anche con essa il pubblico di quella musica che Principe preferisce chiamare “forte” anziché “classica”. “Forte” proprio perché contrapposta a quella musica “debole” (e non “leggera”) che «si fonda sulla ripetitività, sul sottofondo, su banali sensazioni». Da qui l’invito rivolto al Presidente della Repubblica perché l’insegnamento della musica abbia anche nel nostro sistema scolastico finalmente diritto di cittadinanza. Non si capisce, infatti, perché apprendere e comprendere il linguaggio della musica non debba essere una priorità per lo studente italiano così come lo studio di una lingua straniera o quello delle tecnologie informatiche (famigerati gli ultrasponsorizzati e finanziati corsi di ECDL). Studiare la musica non per diventare, necessariamente, un concertista o un musicista di professione (vi sono già all’uopo i conservatori di musica), ma per sapere che, oltre a Lady Gaga, Fabri Fibra e altre meteore di turno del carrozzone mediatico, vi sono (stati) Bach, Mozart, Beethoven, Chopin e i nostri, sì i “nostri”, Verdi, Puccini e Rossini. E, imparando la musica e suonandola come per gioco (“spielen” è il verbo che i tedeschi hanno inventato per esprimere tutto questo) sin dall’infanzia, comprendere il complesso e meraviglioso linguaggio che hanno usato quei compositori e, crescendo, diventare, anche grazie a quella musica forte, delle persone migliori.
Chi ha orecchi per intendere intenda, ma l’Italia non ha più orecchio.

mercoledì 31 agosto 2011

Pensioni sì, pensioni no: un governo allo sbando

La frettolosa marcia indietro del governo sul tema delle pensioni, determinata dalle proteste della Lega e di un intero Paese, rivela ancora una volta che la zattera berlusconiana galleggia sempre più sul mare dell'improvvisazione dei saltimbanchi che vi stanno aggrappati.
Quali speranze e garanzie questo governo può dare all'Italia, all'Europa, ai mercati?
Come si fa a pensare di sottrarre di botto dal calcolo della pensione gli anni universitari e del servizio militare, già riscattati a suon di lire/euro, e regalare sei frequenze televisive alla RAI (leggi Berlusconi) e a MEDIASET (leggi Berlusconi)?

venerdì 26 agosto 2011

Non sono un economista, ma Alberto Brambilla mi convince

Sul Sole24ore dello scorso 21 agosto, Alberto Brambilla, nel ping pong estivo delle proposte  per affrontare la crisi, ci ha messo una pallina che mi sembra quella giusta:

E se fosse deducibile parte degli scontrini?


http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-08-21/fosse-deducibile-parte-scontrini-081137.shtml?uuid=Aa22GpxD

E' fin troppo evidente infatti che, se il contribuente italiano avesse la possibilità di dedurre parte delle spese affrontate per riparare un'auto, sostituire la caldaia o imbiancare la camera del pargoletto, non ci penserebbe due volte a richiedere la fattura al prestatore d'opera. Ma se il contribuente questo non può fare, è altrettanto prevedibile che, di fronte all'amletico "con fattura sono1200 euro, senza sono 1000",  il contribuente italiano (povero o no che sia), si tramuterà, come Brambilla ha sottolineato, in un complice dell'evasore fiscale per risparmiare a sua volta un po' di quattrini che, di questi tempi, non bastano mai.
Rendere deducibile parte degli scontrini sarebbe, pertanto, un buon contributo alla lotta all'evasione fiscale.
Questo consiglierebbe (imporrebbe) il buon senso. Ma il nostro governo, che fa?
Sembra proprio andare in direzione opposta se, da quanto emerso già sui giornali, si vorrebbero risanare i conti dello Stato attraverso anche il taglio, a partire dal 2013, delle spese detraibili.
Ma come? Già oggi, con la possibilità di portare in detrazione le spese sanitarie, non pochi medici sono allergici (anche loro...) a rilasciare quella ricevuta fiscale con la quale, come ha sostenuto di recente Romano Prodi  (http://www.lapoliticaitaliana.it/Articolo/?d=20110817&id=41277), si difende la democrazia.
E i pazienti, che già oggi si vergognano a richiedere al luminare-evasore di turno quella ricevuta fiscale, che è un loro diritto (!), che cosa faranno quando quel baluardo della democrazia non potrà più servire loro per la dichiarazione dei redditi?
Chiudo questa mia riflessione con un'altra, modesta proposta.
Una buona fetta dell'evasione fiscale si nasconde, com'è noto, nell'edilizia. Quante sono quelle ditte e quegli operai che lavorano alla luce del sole per rifare gli intonaci, i tetti, ed eseguire lavori e lavoretti di ogni genere?
Dei controlli a campione, con incrocio dei dati del committente e dell'esecutore dei lavori, dimostrerebbero se quei lavori sono stati o no fatturati, ossia se sono stati fatti in nero oppure no.
E così si scoprirebbe che tanti muratori e artigiani, che magari in taluni avamposti di questa Italietta percepiscono finanche un'indennità di disoccupazione, i quattrini li accumulano (eccome...) e in barba al fisco sonnacchioso.
Per non parlare poi di bar, chioschi e ristoranti (!) che spesso sorgono abusivi e indisturbati vicino a spiagge affollate di turisti (ne ho sotto gli occhi in queste vacanze più di uno): quanti degli esercenti di quei locali, che non dovrebbero neanche esistere in un Paese dove si rispettino le regole del viver civile, emettono gli scontrini? Eppure i carabinieri e i finanzieri del posto lo sanno... Perché non fanno i dovuti controlli?
Io non sono un economista, ma il buon senso non mi manca.